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Il concetto di lotta non è necessariamente legato alla controparte fisica, ma può essere inteso anche come una fase dell’essere, uno stato in cui si viene inevitabilmente coinvolti ogniqualvolta si tenti di superare le sfide che la vita di tutti i giorni propone.


L’arte di combattere, attraverso un percorso introspettivo e spirituale, diventa così arte di vivere, consentendoci di affrontare consapevolmente e con equilibrio le cicatrici emotive, i vizi, le limitazioni che più o meno consciamente ostacolano la propria realizzazione.

Nella lotta è attraverso il movimento che l’individuo ricerca la perfezione. Nascondendo la propria tecnica nella non-forma, consapevole dell’astrattezza del concetto di “Io”, egli è in grado di andare oltre la mera ombra dell’apparenza e di cogliere l’avversario nella sua essenza più totale. In questo istante l’atleta e l’arte marziale si fondono in una cosa unica: l’Io è il combattimento e viceversa.

Cosa indica questa enigmatica affermazione? Quali segreti si celano dietro l’apparente brutalità di uno scontro fisico? Perché si parla di arte di combattere?

Dopo aver posto una domanda, non pensate a come porre quella successiva, ma ponetevi semplicemente in ascolto. In caso contrario non potrete comprendere la risposta. Ciò è paragonabile al vociare d'uomini sulle rive d'un impetuoso torrente. Parole inudibili.

Maestro Kenshi Kikentai