Il
concetto di lotta non è necessariamente legato alla
controparte fisica, ma può essere inteso anche come una
fase dell’essere, uno stato in cui si viene
inevitabilmente coinvolti ogniqualvolta si tenti di
superare le sfide che la vita di tutti i giorni propone.
L’arte di combattere, attraverso un percorso
introspettivo e spirituale, diventa così arte di vivere,
consentendoci di affrontare consapevolmente e con
equilibrio le cicatrici emotive, i vizi, le limitazioni
che più o meno consciamente ostacolano la propria
realizzazione.
Nella
lotta è attraverso il movimento che l’individuo ricerca
la perfezione. Nascondendo la propria tecnica nella
non-forma, consapevole dell’astrattezza del concetto di
“Io”, egli è in grado di andare oltre la mera ombra
dell’apparenza e di cogliere l’avversario nella sua
essenza più totale. In questo istante l’atleta e l’arte
marziale si fondono in una cosa unica: l’Io è il
combattimento e viceversa.
Cosa indica questa enigmatica affermazione? Quali
segreti si celano dietro l’apparente brutalità di uno
scontro fisico? Perché si parla di arte di combattere?