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Colui che percorrerà con equilibrio
questo sentiero, con poca probabilità giungerà al conflitto.
Il “Buon Guerriero”, sapendo scrutare al di sopra del torto
o della ragione, esaminerà sistematicamente i possibili
esiti, della sua e dell’altrui condotta, ancor prima che le
azioni siano compiute. Egli, così facendo, potrà comprendere
ciò che ancora non si è verificato.
Ritengo che per giungere a questo livello di formazione
mentale, occorrano, negli anni di studio, precise sinergie
di metodi; vale a dire una cooperazione tra più procedimenti
didattici, finalizzata al raggiungimento dell’obiettivo
comune.
Il bushidô è costituito da innumerabili consapevolezze che
vengono confuse dall’Allievo quali traguardi. Egli è portato
a dimenticare ciò che ha appreso in quanto visualizza
l’addestramento in segmenti, ritenendo, in errore, che le
varie piattaforme d’apprendimento lo conducano alla
“conoscenza”. Occorre invece che il Discente conservi
nell’animo ogni insegnamento, ogni apprendimento, per
trasformare gli effimeri orizzonti in fidata dimora.
Colui che è discosto
dal bushidô tenderà a visualizzare il combattimento come
conclamato fine del proprio addestramento. Egli si
soffermerà sulla fisicità senza analizzare il concetto.
Porrà quesiti sul “come” e sul “quando” tralasciando il
basilare “per
quale ragione”.
La disciplina marziale affascina per la presupposta
implicita acquisizione della forza e della saggezza. Chi
ricerca forza e saggezza attraverso l'Arte Marziale ne
rimarrà, probabilmente, deluso. Essa è una via impervia e
faticosa. Sappiate che chiunque raggiunga questi doni
attraverso il Kenjitsu Hasakidô potrebbe tranquillamente
riceverli percorrendo altre strade. Attraverso il metodo, la
tecnica, la disciplina, la forma mentis e l'allenamento si
può conoscere la "forza"; mediante l'autodisciplina,
l'autostima, l'autoanalisi, il discernimento ad essere
capaci di seguire la ragione in ogni circostanza, con
equilibrio e prudenza, si può sfiorare la "saggezza".
L'arte marziale è una via... Non è la
Via. |