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Questo agire non sempre è fatto in nome di ciò che
comunemente viene chiamata "buona fede".
Tuttavia, qualunque sia il fine,
attribuire
a chicchessia
ciò che non è mai stato detto, o fatto, è disonorevole.
Molti nunzi marziali, per comprovare alcuni concetti o dare
credibilità all’operato o ancor peggio per lucro,
asseriscono falsità smerciandole per veritiere.
Contrariamente taluni, i meno pericolosi, riportano frasi
notorie sostenendone la paternità, come se il proferirle
potesse donare peculiarità che a loro non appartengono e mai gli apparterranno.
L’animo infruttuoso obbliga costoro a servirsene. Infine,
infermi nell'animo, si convinceranno che quanto riportato
sia il frutto della
loro meditazione. Essi sono non solo millantatori ma
altresì
imprudenti.
L'etica contempla che
ogni parafrasi debba includere l’enunciazione dell’autore
anche se questi è unanimemente conosciuto. Riflettete su
quanto v'esibiscono, su quanto leggete o più semplicemente
vi viene riportato.
La vostra attenzione deve essere
uno strumento di pensiero. Meditate su questo.
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