LA POLITICA DELLA CORTESIA




REIGI PORISHĪ – Courtesy Policy



Il termine politica si riferisce al complesso delle attività della "vita pubblica" e agli "affari pubblici" di una determinata comunità di uomini. Il termine deriva dal greco pòlis («città-Stato»). Il termine “cortesia” deriva da “corte” e propriamente indica i modi compiti, garbati, signorili dell’ambiente cortigiano. Il termine inglese “politeness” viene dal latino polire e suggerisce l’attenzione a ripulire i modi secondo le regole del vivere civile. Questi termini enfatizzano la buona educazione e le regole, cosa che lascia fuori la cortesia autentica che abitualmente va al di là ed è di fondamentale importanza nella vita sociale. Parola-chiave della civiltà medievale, aveva però già allora un significato consunto nella trita realtà quotidiana ("gentilezza di modi", "urbanità", "benevolenza", "generosità", "onesto e virtuoso operare”). Yoshiko Matsumoto (1988) e Sachiko Ide (1989) hanno messo in evidenza che i giapponesi hanno un rigido protocollo di comportamento a seconda dei contesti sociali, che si traduce anche in formule linguistiche diverse a seconda dei rapporti tra gli interlocutori al fine di adottare il comportamento socialmente appropriato a seconda delle situazioni. Anche per i cinesi, come ha evidenziato Yueguo Gu (1990), il comportamento cortese conserva l’organizzazione sociale e per il singolo attenercisi è un obbligo morale verso la collettività. In quest'ottica essere cortesi è semplicemente fare ciò che il ruolo sociale prevede si faccia. Noi siamo dotati di abilità di lettura della mente (mind-reading), riusciamo cioè ad afferrare in qualche misura che cosa stanno pensando gli altri. Si parla a volte di Teoria della mente (theory of mind) o mentalizzazione (mentalizing). Si usa anche la parola empatia con la quale però spesso facciamo riferimento solo alla condivisione di emozioni e sentimenti. Nella lettura della mente invece mettiamo insieme quel che l’altro dice, segnali non verbali, contesto, conoscenze sulla vita e arriviamo a farci un'idea di quello che l’altro sta pensando. La cortesia autentica si basa sulla lettura della mente. Non possiamo seguire un protocollo. Perciò cerchiamo di capire che cosa l’altro si aspetta, proviamo a comportarci in un certo modo e poi, andando avanti a leggergli la mente, aggiustiamo il tiro fino a sintonizzarci, a trovare un'intesa su ciò che costituisce un comportamento cortese e agire di conseguenza.
Orbene, ora scriverò che tutto ciò che avete letto, secondo la visione marziale del KHS MARTIAL ART, non ha nulla a che vedere con la “Politica della cortesia”. La stessa non è un comportamento tendente a compiacere l’altro ma si adotta giacché la quiete, ramificata in noi, è divenuta parte della nostra natura. Non vi sarà una repulsione di sentimenti come ira, rabbia, furia o furore in quanto tutto di noi sarà ed esprimerà calma, pacatezza e serenità. Di fatto questo atteggiamento di tranquillità permetterà alla mente di inviare impulsi che saranno ricevuti in modo chiaro e preciso dai nostri muscoli impedendo, anche se impegnati in un combattimento, la formazione di acido lattico. Il vostro corpo non inizierà a tremolare e non vi saranno false comunicazioni neuronali che potrebbero attivare muscoli oppositori rendendo vane e inefficaci le vostre reazioni. La “Politica della cortesia”, dopo il tempo necessario per l’apprendimento, sarà e farà parte della vostra natura moderando le vostre azioni, opinioni e pensieri; eviterete così d’inquinare la vostra mente; eviterete così di sbagliare atti e parole e in questo modo potrete effettuare movimenti armoniosi e tecniche precise. Il poco acido lattico generato, durante il riposo, si diffonderà nel sangue e verrà dal fegato rimosso riconvertendolo attraverso la glicogenogenesi. Lo stato d’ansia riconvertito in mera osservazione mentre la paura sarà tramutato nello stato Zen prima dell’azione (essere zen vuol dire essere fedeli e aderenti a un centro al cui intorno tutto ruota, un tutto inteso come purezza totalizzante di intento e significati. Non a caso, la parola giapponese Zen deriva dal cinese ch'an e dal sanscrito dhyana, che significa non solo "meditazione" ma anche "tutto, insieme"). Il KHS MARTIAL ART prevede un accurato addestramento finalizzato alla forgiatura del vostro spirto. Lettura della mente, precognizione, induzione vocale, alpha training permettono di inattivare la sorveglianza neuronale (Université de Lausanne Losanna, Svizzera - Cellular lmmunophysiology Unit) ed attivare il protocollo “area sicura”, che come già scritto (nella pagina “Precognizione”) è adottato da tutti gli animali che abbiano un innato istinto di sopravvivenza. Il Discente non si riterrà invincibile e né sarà sollecitato nel crederlo. Egli saprà come agire nella tutela di sé e degli altri. Se il momento lo richiederà non si farà fuorviare dall’istinto ma seguirà con determinazione il ragionamento. Vi s’addestra a questo coinvolgendo: mente, corpo ed animo. Eventualmente v’esprimerete valutando ogni millesimo di quel tempo ammantati di quel sorriso che solo l’animo del “Buon Guerriero” sa donare.


M° Michele Zannolfi

FONDATORE DEL KHS MARTIAL ART 1982

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Forgiati e divieni forte come il salice, come il bambù. Trasformati!